Arance provenienti dall’Egitto, le reazioni
Grazie alla redazione di TVA Sicilia e in particolare al giornalista Pietro Nicosia per aver contributo a diffondere il punto di vista del nostro direttore dott. Salvatore Rapisarda.
Sulla vicenda pubblichiamo di seguito anche il comunicato stampa del Consorzio di Tutela Arancia Rossa di Sicilia IGP, con una dichiarazione del presidente dott. Gerardo Diana.
Il Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP esprime profonda preoccupazione per l’ingresso nel mercato europeo, e in particolare in quello italiano, di arance provenienti dall’Egitto contenenti residui di pesticidi vietati in Italia. La notizia, riportata dal Sistema di Allerta Rapida per Alimenti e Mangimi (RASFF), parla chiaro: una delle prime spedizioni del 2026 è stata intercettata in Italia con la presenza di 0,21 mg/kg di Chlorpropham, un erbicida e regolatore di crescita bandito nell’Unione Europea dal 2019, ovvero fino a ventuno volte superiore al precedente limite massimo consentito.

«Da anni, come Consorzio e insieme alle principali organizzazioni del settore ortofrutticolo, mettiamo in guardia le autorità e i consumatori su questa problematica – dichiara Gerardo Diana, presidente del Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP – non è accettabile, ora più che mai, che esistano standard differenti sulla sicurezza alimentare, in Italia e in Europa i limiti sui residui sono giustamente stringenti, a tutela della salute di tutti i cittadini.»
L’arrivo di arance trattate con pesticidi proibiti non solo mette a rischio la salute dei consumatori europei, ma alimenta anche una concorrenza sleale nei confronti dei produttori italiani. «Non si tratta solo di sicurezza alimentare: anche le condizioni di lavoro, i costi e le tutele sono profondamente diversi. In Egitto, il costo del lavoro è almeno la metà rispetto a quello italiano, e gli standard di sicurezza nei luoghi di lavoro sono ben più bassi. Si crea così una competizione selvaggia e ingiusta che danneggia le nostre imprese e mette in pericolo la filiera di qualità che abbiamo costruito negli anni», continua Diana. Il fenomeno assume contorni ancora più gravi considerando il crescente ruolo dell’Egitto nell’export di agrumi a livello mondiale e la continua espansione delle superfici coltivate nel Paese nordafricano.
Il Consorzio chiede, come già fatto in passato, un rafforzamento dei controlli sia alle frontiere sia all’interno di ogni Stato membro europeo. È fondamentale, secondo il Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP, monitorare non solo la presenza di residui di principi attivi vietati, ma anche l’eventuale introduzione di patogeni e parassiti delle piante da quarantena non ancora presenti in Europa, come ceppi virulenti di Tristeza che potrebbero compromettere anche i nuovi portainnesti utilizzati per contrastare questa grave patologia degli agrumi.
«La situazione è ancora più delicata dopo il passaggio del Ciclone Harry, che ha colpito le due principali regioni italiane produttrici di agrumi. Il rischio che le arance egiziane invadano i nostri mercati è oggi più alto che mai. È dovere di tutti – conclude Gerardo Diana – tutelare la salute dei cittadini e difendere la nostra agrumicoltura da questa concorrenza sleale».
Il Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP come sempre farà tutto quanto in suo potere affinché vengano garantiti controlli rigorosi e trasparenza per salvaguardare la salute pubblica e il lavoro dei produttori italiani, la scelta del consumatore di un prodotto IG è invece una tutela sulla provenienza e qualità del prodotto.