7Gold, Arancia Rossa di Sicilia IGP: Fragilità, valore e futuro di un patrimonio agricolo unico

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Un’annata che era partita con le migliori premesse qualitative e produttive si è trovata improvvisamente a fare i conti con eventi climatici estremi. A gennaio, un violento uragano ha colpito parte delle aree costiere della Sicilia orientale, causando danni alle coltivazioni agrumicole e riportando al centro dell’attenzione la fragilità di una delle filiere più importanti dell’agricoltura italiana: quella dell’Arancia Rossa di Sicilia. È da questo contesto che prende forma la puntata de La Natura dal Campo alla Tavola, andata in onda sul circuito televisivo nazionale 7Gold, che ha raccontato l’Arancia Rossa non solo come eccellenza produttiva, ma come sistema complesso fatto di territorio, lavoro, clima e responsabilità future. Dal cuore dell’areale etneo, a Biancavilla (Catania), Salvatore Rapisarda, direttore del Consorzio Euroagrumi OP, ha descritto una campagna agrumicola di altissimo livello qualitativo, nonostante le difficoltà climatiche dei mesi precedenti. «Come qualità e quantità siamo al top. Nonostante la siccità, il clima ha rimediato alle difficoltà iniziali restituendoci un prodotto straordinario per sapore, pezzatura e colore», ha spiegato Rapisarda, ricordando come la trasmissione sia stata registrata prima dell’uragano di metà gennaio. L’Arancia Rossa rappresenta il prodotto agricolo più importante della Sicilia, con circa 100.000 ettari coltivati che generano economia, lavoro e tutela ambientale. Un prodotto profondamente legato al territorio etneo, come raccontato dallo stesso Rapisarda con una metafora efficace: «L’arancia arriva dall’Himalaya, ma quando arriva ai piedi dell’Etna è come se dicesse: “Sono a casa”. Ed è qui che dà il meglio di sé». A spiegare cosa rende davvero unica l’Arancia Rossa di Sicilia IGP è stato l’agronomo Alfredo Cageggi, che ha sottolineato il ruolo determinante del microclima etneo. «Il colore rosso non è solo estetica, ma il risultato dell’escursione termica tra giorno e notte, del vulcano vicino al mare e di condizioni irripetibili che inducono la pianta a produrre antociani, potenti antiossidanti». Un valore nutrizionale che, paradossalmente, può aumentare anche nelle annate più difficili. Dal punto di vista dei produttori, Carmelo Cantarella ha raccontato una campagna complessa, segnata da siccità e temperature anomale, ma sostenuta da una forte motivazione identitaria. «Coltiviamo arance rosse da trent’anni. Nonostante le difficoltà, la passione è tanta e ci spinge a continuare, anche per il futuro delle nuove generazioni». Il tema del reddito agricolo e della corretta percezione della qualità è stato centrale. «Il calibro non è un indicatore di qualità – ha ricordato Rapisarda – nei periodi di siccità i frutti possono essere più piccoli ma spesso più ricchi di vitamina C e antociani». Ampio spazio è stato dedicato anche alla tutela dell’identità del prodotto. Gerardo Diana, presidente del Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP, ha sottolineato il ruolo del disciplinare e la necessità di comunicare meglio il valore ambientale e salutistico di un frutto “eroico”, capace di adattarsi a condizioni climatiche estreme e oggi tra le IGP più consumate in Italia. Il racconto ha attraversato anche la fase di confezionamento, con una visita nei magazzini della cooperativa Portobello, e i mercati, dove – come ha spiegato Duccio Caccioni, direttore del Centro Agroalimentare di Bologna – l’Arancia Rossa mantiene un forte potere distintivo per qualità, origine e valore salutistico. La puntata ha infine messo in luce le criticità strutturali del sistema, dalla gestione dell’acqua alla manodopera, fino al ruolo strategico dell’industria di trasformazione e della comunicazione al consumatore. A conclusione del percorso, Salvatore Rapisarda ha ribadito il senso profondo del lavoro di filiera: «L’Arancia Rossa è un’eccellenza assoluta che va comunicata nel modo giusto. È quello che stiamo facendo oggi, lavorando con le scuole, la grande distribuzione e attraverso trasmissioni capaci di parlare direttamente al consumatore, raccontando un prodotto che fa bene alla salute e all’ambiente».